sabato, dicembre 10

Wait, they don't love you like I love you.

Mi capita con poche cose.
Rispettarle come sofferenze altrui,
sentirle così mie.


lunedì, novembre 28

Destro, sinistro, ondeggio le braccia;
cammino, mi fermo, osservo.
Suono qualcosa nella mia testa, muovo le dita.

Amo qualcosa che qualcuno ha creato,
vedo il mondo con quella prospettiva.
Il tempo suddiviso in istanti, ombre e penombre,
devo scegliere il tempo di esposizione giusto.
Nella mia testa.

Vi chiedo qual è il vostro film preferito.
Perchè parlo di film, vi chiederete. Difficile da dire, ma in poche parole e scritto tutto qualche riga più su.
Il mio inizia con questa canzone. 









giovedì, novembre 24

Mi tengo a galla fra fluidi grigi, viscosi come lava, 
gelidi come l'apatia che ti portano dentro.
Un dono, per non sentir freddo imparando ad esser fredda
anche tu.
Ma siete come poli opposti, 
tu e i miei fluidi grigi.

Godrò almeno della scintilla.



lunedì, novembre 14

sabato, novembre 5

Vivo in una città che non ha cielo.
È inondata da luce bianca a qualsiasi ora. Senza nubi, senza stelle.
Se si rivolge il volto verso l'alto, si può immaginare di vivere in una campana di vetro o magari in una di quelle palle con la neve all'interno.
E ci si potrebbe addirittura aspettare che qualcuno ci stia giocando. Sarebbe comprensibile, sarebbe più accettabile di molte altre cose.

Non è forse per questo che continuo a cadere,
per la gioia della neve futura?

giovedì, ottobre 20

Ho tante cose da dire sulle note di questa canzone.
Ma oggi no, oggi non deseleziono l'icona "ripeti".
E poi mi capita sempre la stessa cosa, prendo a scrivere impetuosamente. Pagine e pagine che hanno un  senso solo per me.

Stay tuned.

domenica, ottobre 9

Sono sempre stata claustrofobica.
Quand'ero una ragazzina era motivo d'agitazione qualsiasi luogo chiuso.
Le porte delle case di amici di famiglia erano l'inizio di un gioco confuso e veloce, che valeva la vita. 
Avevo solo pochi secondi per individuare eventuali vie di fuga. 
Ricordo bene cosa passasse nella mia giovane mente, vecchia di solo una cifra ancora: 
un balcone al sesto piano, qualunque cosa comportasse, era di gran lunga preferibile ad una porta chiusa.
Ho imparato, lentamente, ad accettare queste costrizioni e con gli anni la mia claustrofobia si è attenuata. 
Non riesco ancora ad usare gli ascensori e spesso nei bagni pubblici o nei ristoranti un calore improvviso si impossessa di me.
Ma riesco a controllarmi, a spiegare, al massimo, la mia lieve claustrofobia allo sconosciuto di turno, anche se lieve non è mai stata.
Poi usciamo dal ristorante, o pub che sia, e ci ritroviamo sotto il cielo stellato.
Le mie gote tornano ad assumere il loro colore abituale, lo stesso vale per la temperatura.
Almeno fino a quando non realizzo.
La mia claustrofobia si fa di nuovo presente, questa volta più pesante che mai.
Sento la finitezza che mi schiaccia il petto.
L'infinito che merito esiste solo dentro me, questo realizzo.
Ma la decisione di essere non può venire revocata, una volta seguita a quella d'esser sola.
Così accetto, prolungo la vita-non vita di questo essere-non essere. 

Di claustrofobia sono nata, di claustrofobia sono morta.

sabato, luglio 9


Lontana chilometri dal mare che più mi conosce, riesco solo a pensare ad immergermi nelle sue acque fredde.
Gioco a non riaffiorare, ad aprire gli occhi ed a guardare i miei capelli danzare.
Mi perdo nel suo blu,
mi agito per stordirmi e poi abbandonarmi.
Cado con tutto il mio peso, 
per poi riemergere lentamente e respirare a pieni polmoni.

Poi torno a casa e mi sembra di nuotare ancora, nell'aria questa volta.
Sotto una pioggia di acqua dolce spalanco la mia bocca per berla tutta.
Mi inebrio dell'odore del sale nei miei capelli.

Voglio volare, a modo mio: nell'acqua.

sabato, luglio 2

Era un mercoledì.
Questo, nonostante lo scorrere del tempo avesse in genere poca importanza per lei, lo ricordava benissimo. Quel giorno sarebbe partito il conto alla rovescia più importante della sua vita.
Era mercoledì ed era appena stata chiamata per pranzo.
Silenziosa come non poteva evitare, prese posto.
Era mercoledì, era seduta al suo posto e la televisione era accesa come sempre, si parlava sopra la sua voce.
Ma allora perchè non spegnerla, si era sempre chiesta.
Era mercoledì, era seduta al solito posto, la televisione era accesa e suo fratello fece cadere dell'acqua sul tavolo da pranzo.
Questo sarebbe stato un evento insignificante, ma suo padre rise.
Suo padre rise.
Silenziosa lo guardò, poi rivolse gli occhi a suo fratello.
Se n'era accorto anche lui.
Non aveva mai riso, suo padre, quando era lei a far cadere l'acqua.

Fu allora che decise.
Perchè con lei non si rise mai.


Uno dei tanti incipit del romanzo che non ho ancora scritto. 
Felicità quando scopri qualcuno che apprezza un tuo grande amore.
Gelosia, perchè per te non è solo amore,
è ossessione.

La mia ossessione più grande che, però, non ho mai conosciuto.

edit: per tirarmi su vado a far sviluppare un rullino.
Poi mi deprimo perchè vorrei una camera oscura personale.
Chissà, magari se sono uscite bene mi sentirò comunque meglio.

venerdì, luglio 1

Vorrei riuscire a scrivere una storia unitaria, una volta tanto, piuttosto che i mille incipit, finali (scrivo davvero tanti finali) e brani centrali di un romanzo che non c'è.

Avevo scritto uno di questi brani proprio qui, ma poi mi sono sentita troppo nuda.

lunedì, giugno 27

Quando devi ancora andare in vacanza e ti ritrovi a sperare che sia già Settembre:
allora ti accorgi di essere telefilm-dipendente.

Potrei aver bisogno di aiuto.

venerdì, giugno 24

Ossessione random #1


Ha smesso di essere una fissa parecchio tempo fa.

giovedì, giugno 23

Ieri sera non riuscivo a smettere di pensare che un tempo parlavo tanto.
Con chiunque. Anche se una persona era appena stata conosciuta io riuscivo subito a trovare qualcosa di cui parlare.
Ora non ci riesco più. Ascolto, penso a ciò di cui si sta parlando, ma non riesco ad emettere suoni.

Esisto solo nella mia mente.

martedì, giugno 21

Indosso il vuoto con classe.












E la vergogna si stacca difficilmente dalla mia pelle.

lunedì, giugno 20

M e d i o c r i t à .
Meglio appuntarselo, non vorrete correre il rischio di eccellere?

mercoledì, giugno 15

                 Cose senza importanza:

Mab è innamorata di Sailor Moon e dei gatti.
Mab pronuncia ok "och".
Mab vorrebbe i capelli blu.
Mab ha un paio di ossessioni.
Mab scatta in analogico.
Mab vorrebbe poter leggere senza interruzioni, ma odia finire un libro in poche ore.
Mab non mangiava in pubblico.
Mab ha sentito la parola "strana" più di quanto si possa ragionevolmente pensare.
Mab è claustrofobica.
Mab si sente leggera quand'è sola.
Mab è stonata
Mab ha attacchi di panico quando uno sconosciuto le rivolge la parola.
Mab sente la mancanza del suo pianoforte.

giovedì, giugno 9

Atto I scena IV


Romeo ho fatto un sogno questa notte! 
Mercuzio anch'io.
Romeo Ebbene, che hai sognato?
Mercuzio Che i sognatori spesso mentono...
Romeo Quando dormono e sognano cose vere.
Mercuzio Ecco: la regina Mab è certo venuta da te.
Mab, levatrice delle fate, appare
non più grande d'un' agata che splende
sull'indice a un priore. In volo, tira una muta
d'invisibili farfalle sul naso di chi dorme.
Le ruote del cocchio girano con raggi
di lunghe zampe di ragno. Sono le redini 
di lieve ragnatela, il mantice d'ali
di cavallete, i finimenti d'umidi 
raggi di luna; un osso di grillo 
serve per la frusta, la sferza è una membrana,
cocchiere un moscerino in livrea grigia
grande meno della metà del verme
che gonfia il dito alle fanciulle pigre.
Il suo cocchio è un guscio di nocciola:
uno scoiattolo che lavora il legno
o un vecchio lombrico, da tempo assai lontano,
fanno i piccoli carri delle fate.
E così Mab galoppa, notte dopo notte,
dentro i cervelli degli amanti,
ed essi sognano d'amore, o sulle ginocchia 
dei cortigiani che allora sognano inchini e cerimonie
o sulle dita dei legali che allora sognano compensi,
o su labbra di donne che allora sognano baci:
labbra che spesso Mab copre di bollicine
perchà fiatano aria di guaste confetture.
Talvolta galoppa sul naso a un cortigiano
che allora sogna l'odore d'una buona carica,
o s'avvicina al naso d'un prelato
che dorme, e lo sfiora piano con la coda
d'un porcellino della decima, ed ecco il sogno 
d'un nuovo beneficio. Altre volte passa
sul collo d'un soldato, che allora sogna 
gole nemiche tagliate, brecce, imboscate,
lame spagnole, brindisi con tazze profonde cinque braccia;
poi risuona di colpo un tamburo al suo orecchio:
il soldato si scuote impaurito e si sveglia,
bestemmia una preghiera e s'addormenta ancora.
Questa è Mab, la stessa che di notte
arruffa le criniere dei cavalli
e impasta, nei luridi e grassi crini,
nodi d'elfi, che a scioglierli portano sventura;
Mab è la strega che se trova supine le ragazze
le costringe all'abbraccio, ed è così che insegna
a "portare" per la prima volta; e le fa donne
di buon "portamento". Questa è colei...
Romeo Basta, basta, Mercuzio! Taci!
Tu parli di nulla.
Mercuzio Parlo, infatti, dei sogni,
figli della mente in ozio,
che nascono da una vana fantasia
la quale ha natura leggera come l'aria
e più incostante del vento,
che ora è in amore sul grembo gelido del Nord,
e poi sdegnato se ne va sbuffando
con la faccia al Sud, fresco di rugiada.





mercoledì, giugno 8

martedì, giugno 7

Ho tanti colori addosso. Abbinamenti che spesso mi vengono criticati.
Blu, rosso e verde. Bordeaux, senape, righe e pois.
Ma cosa cambia se son colorata bene o male?
Dentro sono in bianco e nero.

Edit delle 00:08 : quando ascolto Vinicio Capossela a quest'ora non è mai un buon segno.
E grigio sia.

giovedì, giugno 2


Forse avremmo dovuto chiederci se la Luna era pronta.

martedì, maggio 31

Ed alla fine ci spegniamo,
come vecchie lampadine
cadute troppe volte.
Avendo consumato tutta l'energia,
o forse avendola sprecata;
o forse, ancora, avendone usata troppa tutt'insieme 
nella speranza di far brillare 
ciò che era opaco.

Ed alla fine ci spegniamo,
come vecchie lampadine.

lunedì, maggio 30

Odio dover fare quelle attività "normali" della vita quotidiana quali spedire un pacco, chiedere informazioni in un negozio e così via.
Il mio problema, ad esser più specifici, è che odio dover parlare quando non strettamente necessario.
Parlare con estranei, si intende.
Per non parlare degli attacchi di panico. Mi basta che il commerciante di turno mi chieda qualcosa che non avevo previsto.

"Un panino piccolo col salame ungherese, grazie."
Penso questo mentre aspetto quei 3 numeri al banco salumi.
Arrivato il mio turno pronuncio le parole magiche. Mi sento sollevata. Ora devo solo aspettare.
- 60 gr. vanno bene nel panino?
Ecco, la domanda non prevista. Sudori freddi. Per fortuna in genere accade che ci sia qualcuno, al mio fianco, a salvarmi dal panico.
(E se ve lo state chiedendo: no, non è un'esagerazione. È successo davvero.)
Per non parlare di quando scoppiai in lacrime per una signora molto maleducata. Insisteva nel chiedere se davvero non avessi quei 3 euro per la pesca di beneficenza.
Non li avevo.

Ecco, non so a che punto volessi arrivare con questo post mal scritto.
Forse stasera per un attimo ho avuto voglia di essere più autosufficiente, più forte. Forse mi sono anche riproposta di provarci.
Ma sono sicura che anche domani andrà a finire come sempre.
Pedalerò veloce fino a casa, mi sentirò bene.
Non vista, non sentita.

Forse mi piaccio davvero così.

martedì, maggio 24

lunedì, maggio 23

Silenzio
sgorga da rigidi tubi
che una volta eran vene.
Allaga
e rende tutto secco, 
come il mio sangue.

venerdì, maggio 20

La cosa più triste
che si possa ascoltare
è stata detta
con un sorriso di nostalgia,
la cosa più triste.


[.]

domenica, maggio 15

Ho deciso, oggi passo la giornata nel letto.
A mangiare schifezze (come quelle patatine in busta che mi fanno venire la nausea, ma chissà perchè le mangio lo stesso), senza sbocchi sul mondo e cercando di fermare il tempo.

sabato, maggio 14

E così ieri ho deciso di prendermi un pomeriggio per me. Non mi andava di studiare, così sono uscita, ho preso la bici, e mi sono avviata in centro per fare dei servizi.
Arrivata al semaforo, pochi secondi prima che scattasse il verde, non vedendo macchine decido di attraversare. Sul marciapiede di fronte c'erano troppo bici e non avrei potuto passare, così mi sono fermata di lato ad aspettare.
Una signora (che poi "signora" non era di certo, come ho avuto modo di constatare) ha iniziato a inveirmi contro, urlando di cambiare strada.
"Signora, come vede non le sto chiedendo di spostarsi per passare. E in secundis, non lo sa che si sta sulla destra?"
Ecco, questo avrei voluto risponderle. Ma tutto ciò che sono riuscita a balbettare è stato un "che antipatica!".
Ho deciso di fermarmi in un vicolo isolato (dopo diversi minuti di ricerche mi sono resa conto che forse in questa città non esistono!), mi sono arrotolata una sigaretta...e sono scoppiata in lacrime.
Rapporti interpersonali a piccole dosi per me, grazie.

E così dal pomeriggio che mi ero presa libera ho ottenuto solo un gran mal di testa.

lunedì, maggio 9

"Non ho nulla contro la noia, ma annoiarsi ed essere anche costretti a manifestare interesse, che piaga!"
Ecco.
Quello che non è sopporto è chi non riesce proprio ad accettare la - mia - noia.
Quelli che... no, lasciamo stare, la lista sarebbe troppo lunga ed amara.


E pensare che io, invece, quasi avrei paura a viverne senza.
Non ti protegge forse da ciò che sai non ti piacerebbe, Mab?
Forse in realtà solo dalla tentazione di vivere.


[Sono due giorni che mi viene da vomitare pensandoci.]

sabato, maggio 7

giovedì, maggio 5

Sono una foto in bianco e nero.
Pochi tratti essenziali, decisi, avvolti da innumerevoli sfumature.
Mi piace coglierne di nuove. Nelle vecchie foto, intendo.
Ed anche in me.
Un passatempo antico, 
come le anime insoddisfatte che se ne servono.



giovedì, aprile 28

I am the Ocean

Sono l'Oceano.
L'infinito è la mia essenza,
suo atomo indeterminabile.


Impetuosa e primitiva,
catturo anime e corpi.
Ma vedrai,
riscaldo e avvolgo.





Immergiti.

domenica, aprile 17

- "Vorrei esplodere, potrei esplodere!"
- "Solo, sta attento a non sporcare le pareti."


Pensieri senza senso associate a foto senza senso. (Ma d'altronde ci voleva un po' di colore.)
Sì ma scrivere è una cosa, vivere è un'altra.

mercoledì, aprile 13

"I can't remember anything without you."


Anything.

domenica, aprile 10

Lascia che mi accasci su queste membra impolverate: 
voglio rivolgermi al cielo.

Lascerà che il mio passo ceda al vuoto?

M'immergerà in una vuota imprecisazione 
e mi soffocherà con fumi 
di nubi fragili rese dense per me?

Lascia che m'abbandoni, oh mio dio Cielo, 
per scoprire s' è possibile buttandosi in un ignoto

capire se perire 
significa amare.

venerdì, aprile 1

La beltà che non m' appartiene
scivola sullo specchio come fosse
acqua sporca.

sabato, marzo 26

Voglio.

Voglio vomitare via la vita.
Ma dico voglio
e questa è vita.

martedì, marzo 8

Blocco dello scrittore.

C'è uno scopo nell'immortalare pensieri senza meta,
parole con un senso attribuito ieri e non da me?
La verità del poeta
è la soggezione.
Tenuto in scacco dal fascino di giallognola carta porosa,
la vede riempirsi di sè.


La mia agenda è solo carta vuota da un po',
ho scelto di riempirmi al suo posto.

venerdì, febbraio 4

Come un fiume in secca.

Notavo poco i dettagli.
Immersa in filosofici commenti col mio io più narcisistico, 
dimenticavo tutti i miei sensi, al di fuori del pensiero.
Finchè persi i miei concettii in spirali di vuoto che non riuscivo a cogliere come "il" tutto.


Fu così che guardai per la prima volta.

Gioivo di nuove fonti di riflessioni,
del riuscire a cogliere un "qualcosa" anche nello sguardo di chi dentro non sembrava aver niente.
Ma non bastava ancora.


La mia gola, aperta adesso e mai prima, scoprì la vitalità delle cose che poteva inghiottire, una volta e per sempre.
Diventai come un tubo sotto un lavandino: pronta a ingoiare tutto, senza colmarmi mai.
Ma il vuoto non mi lasciava ancora.
Allora presi ad ascoltare.
Ciò che ritenevo inutile prese vita con le parole di estranei,
compaciuti dal mio silenzio, all'oscuro della guerra con quelle stesse parole che avveniva nella mia mente.
Continuavo ad ascoltare e a calpestare pezzi di storia altrui,
chiedendomi quale fosse la mia.


Fino a quando mi accorsi di fissare il soffitto.


Eccolo, pieno di sè il vuoto si ripresentò,
reso spavaldo dall'attesa,
affermando se stesso come mai aveva fatto.
Mi amava il vuoto, per questo continuava ad avvolgermi.
E lo amai, lo amai anch'io e imparai a considerarlo vita,
a pensarlo mio, totalmente, vuotamente mio.


Compagno di vita, si avvinghiò alla stessa,
portandomela via.


"Quando si conosce il soffitto meglio di se stessi, questo si chiama morte."


[Come leggere un libro e scoprire che avrebbe potuto parlare di te.]



domenica, gennaio 30