sabato, dicembre 22

Siete familiari col "tl;dr"?
Sta per "too long, didn't read" e si usa alla fine di un lungo post seguito da una frase che faccia da riassunto, a volte di difficile comprensione senza il contesto. Ecco, ogni volta che ne intravedo uno mi piace leggerlo prima del resto, per costruirci una storia e poi verificare di quanto mi sia allontanata dalla realtà; un passatempo divertente quando si vuole avere la mente libera da altri pensieri.
Il tl;dr della mia giornata è: sassi suicida e gattini. Riuscite ad immaginare il resto?
Qual è il vostro tl;dr?

venerdì, dicembre 7

Sto cercando di scrollare via questo disinteresse verso...sostanzialmente verso tutto.

Leggo, guardo film, telefilm ancor di più, parlo a volte senza riprendere fiato con le mie coinquiline.
Sono iscritta  all'università, sono in regola con gli esami, frequento le lezioni e parlo anche con delle persone, a volte, di cui però non so i rispettivi nomi.
Ho delle amiche che tengono a me, anche se non ci sentiamo spesso, perchè sanno che ho bisogno di silenzio fra una canzone e l'altra; c'è un ragazzo e ci sarà, anch'io ci sarò.
Eppure non m'interesso di nulla, neanche di me stessa, per lunghi periodi.
Poi arriva l'ansia, probabilmente per il peso di tutto ciò che diventa reale all'improvviso. 
Ho sempre avuto problemi col gestire l'ansia, mi basta aver più di una cosa a cui pensare e sono fuori uso.
Eppure ce la faccio sempre.

A volte la gente mi dice che le faccio intristire, perchè rifiuto ogni offerta di "divertimento", perchè ho voglia di stare a casa, perchè non sono estroversa. Ma non mi importa, a chi importerebbe?
Non mi interesso neanche di chi si intristisce perchè sono triste io stessa; questo però non è ciò che desidero.
Io voglio interessarmene.

Sono triste - mi rendo conto di non averne motivo - sono ancor più triste.
Arrenditi, interessati, vivi, qualsiasi cosa!
Non mi sono ben chiari i miei pensieri.
Mi è sempre più facile però riconoscermi in tutti quelli articoli che leggo, che hanno dato un nome a ciò che sento.


Mi hanno chiesto se scrivessi ancora questo blog ed ho risposto "così così". Non scrivo da aprile, quindi non è stata proprio una risposta sincera, ma io ci penso a questo blog, ci penso a scrivere, è solo che non ce la faccio. Piango ogni volta che scrivo, è l'unico momento in cui mi permetto di riflettere e non mi riempio la testa di pensieri altrui. 
Alla mia risposta è seguito un "beata te, io avrei voluto scriverlo un blog, ora puoi leggere le cose che hai scritto e vedere come sei cambiata".
Non sono cambiata di una cippa, ecco la verità.
C'è solo tristezza, solo apatia, solo il velato riferimento a volersi fare del male per il gusto di farlo, o di farmi del bene in modo definitivo, perchè è ciò che è nascosto in ogni giorno, ogni anno di più, è l'unica soluzione che so esserci.

Ho deciso di cambiare, perchè sto già cambiando ma non in meglio.
Uso sempre più make up, voglio nascondermi e non potermi riconoscere, ma funziona solo con lo specchio.
Sono sempre più colorata eppure il grigio è tutto ciò che davvero conosco.

Ho deciso di fingere la felicità che è mia, ma che non so provare.
Voglio scoprire se posso ingannare anche me stessa.


[Iniziamo con una foto a colori come sfondo di questo blog. Bella vero? Eyjafjallajökull in eruzione.
(di Ragnar Th. Sigurdsson)]