giovedì, ottobre 20

Ho tante cose da dire sulle note di questa canzone.
Ma oggi no, oggi non deseleziono l'icona "ripeti".
E poi mi capita sempre la stessa cosa, prendo a scrivere impetuosamente. Pagine e pagine che hanno un  senso solo per me.

Stay tuned.

domenica, ottobre 9

Sono sempre stata claustrofobica.
Quand'ero una ragazzina era motivo d'agitazione qualsiasi luogo chiuso.
Le porte delle case di amici di famiglia erano l'inizio di un gioco confuso e veloce, che valeva la vita. 
Avevo solo pochi secondi per individuare eventuali vie di fuga. 
Ricordo bene cosa passasse nella mia giovane mente, vecchia di solo una cifra ancora: 
un balcone al sesto piano, qualunque cosa comportasse, era di gran lunga preferibile ad una porta chiusa.
Ho imparato, lentamente, ad accettare queste costrizioni e con gli anni la mia claustrofobia si è attenuata. 
Non riesco ancora ad usare gli ascensori e spesso nei bagni pubblici o nei ristoranti un calore improvviso si impossessa di me.
Ma riesco a controllarmi, a spiegare, al massimo, la mia lieve claustrofobia allo sconosciuto di turno, anche se lieve non è mai stata.
Poi usciamo dal ristorante, o pub che sia, e ci ritroviamo sotto il cielo stellato.
Le mie gote tornano ad assumere il loro colore abituale, lo stesso vale per la temperatura.
Almeno fino a quando non realizzo.
La mia claustrofobia si fa di nuovo presente, questa volta più pesante che mai.
Sento la finitezza che mi schiaccia il petto.
L'infinito che merito esiste solo dentro me, questo realizzo.
Ma la decisione di essere non può venire revocata, una volta seguita a quella d'esser sola.
Così accetto, prolungo la vita-non vita di questo essere-non essere. 

Di claustrofobia sono nata, di claustrofobia sono morta.