mercoledì, luglio 10

Avevo una gatta, un tempo. Il suo nome era Susin.
Era incinta e cercò di partorire una notte, ma il primo cucciolo nacque morto.
Così la portammo dal veterinario, io e mia madre, e aspettammo nella sala d'attesa mentre l'operavano.
Dissi a mia madre "ascolta, si sentono i miagolii" e lei fece cenno di consenso con la testa, sorridendomi dolcemente.
Quando il veterinario finì l'operazione, uscì nella sala con un carrello. Cigolò.
Un suono così lieve che poteva facilmente essere scambiato per il miagolio di gattini appena nati.
Sentì il sangue gelarsi alla vista di quei gatti tutti neri, tutti morti.
Quel sorriso però, non lo dimenticai mai. Ogni tanto lo visualizzo, in tutto il suo potere rassicurante.

Una gatta randagia, che aveva partorito dalla nostra vicina, aveva avuto troppi cuccioli, probabilmente troppi. La mia gatta avrebbe dovuto prendere delle medicine per cessare la produzione del latte. Facemmo un tentativo e fu così che Susin adottò tre gattini.


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